A shower of stars

(Italian version follows below/versione italiana a fine pagina)

Saint Lawrence, I know why so many stars burn and fall, in the quiet air…

Giovanni Pascoli, “X agosto”

 

In his divulgative essay “The sky that falls on our head”, Ettore Perozzi, one of the world’s leading NEOs (Near Earth Objects, i.e. celestial bodies of the Solar System, such as asteroids, comets, rock meteoroids or artificial satellites whose orbit is in the vicinity of the Earth) experts, clearly illustrates the difference between meteors and falling stars.

The first are phenomena generated by meteoroids wandering in the space that, colliding with our planet, slow down and ignite because of the friction with the atmosphere. Surface temperature of the material increases due to impact with atmospheric gases, triggering melting and removal of molecules and atoms, until a partial or total evaporation of the meteor. As a result, the gas undergoes excitation and ionization, producing  trails of light, radar echoes and sound waves emissions. The fall is relatively slow and makes it possible to appreciate considerable changes in brightness and colour variations in the trail, depending on the size and physical-chemical composition of the object. During the descent, explosive events may occur, accompanied by acoustic phenomena, in which case the meteor is said to be a bolid.

Unlike meteors, falling stars are characterized by periodicity and recur in certain moments of the year. These are in fact meteoric swarms, made up of powders, orbiting around the sun, which in the past belonged to the tail of a comet that is still alive or extinct. Due to the high inclination with respect to the ecliptic plane, the orbit of the powders can intersect the earth’s surface typically in one point; burning into the atmosphere the fragments produce brightly-coloured shapes that run out suddenly.

The traces of swarms on the celestial sphere appear to emerge from a restricted area called radiant or radiant point, which is located at a constellation, from which the falling stars take the name. For example, the radiant of the Perseids, the most famous and regular shooting stars, visible between July 29 and August 17 with maximum intensity between 9 and 12 August, is located in the constellation of Perseus. The mother comet of the so-called “tears of St. Lawrence” is the 109P / Swift-Tuttle.

As witnessed in an epistle exchange between the Italian astronomer Giovanni Virginio Schiaparelli and the founder of astronomical spectroscopy Father Angelo Secchi, the correlation between the passage of the aforementioned comet and the Perseids was discovered in 1866 by Schiaparelli following the transit to the perihelion of Swift -Tuttle in1862.

The first documented observation of meteor showers of cometary origin dates back to year 36 and was performed by Chinese astronomers. Legends flourished around the evocative spectacle of falling stars are present in popular tradition from the earliest times and all the latitudes. The fleeting appearance of light trails has been attributed by primitive peoples to many different causes.

In Norse mythology, the passage into the sky of the lunar god Mani would be disturbed by the wolf Hati, who occasionally would be able to rip some moon fragments, spread them to the sky and let them plunge to the ground.

According to a legend handed down by some Mali Dogon farmers tribes, in summer the sky would approach the earth to allow the stars to be picked up by the unskilled small hands of the orphaned children so that they could have a personal light that drives them.

For the Greeks, the falling stars would have been fragments of Phaethon’s body, stroke with a lightning bolt by Zeus for having driven the fiery carriage of his father Apollo in a destructive manner.

While the appearance of meteor showers presaged for the Zoroastrians a time of doom, the augurs of ancient Rome used to attribute to the phenomenon a positive meaning and the power to make wishes. The same etymology of the word “desire” comes from the Latin “de-sideribus”, meaning “from the stars”.

The spectacle offered by the Perseids on the night of St. Lawrence is replicated during the solar year by several meteor swarms. Around January 3, it is possible to observe the Quadrantids, on April 21st the Lyrids, daughters of the Thatcher comet; between May 4 and May 5 is the turn of Eta Aquariids, originated by the Halley comet that also generates the Orionides, visible on October 22; July 28 is the turn of the Delta Aquariids, October 9 of the Draconids, formed by Jacobin-Zinner, on November 16th of the Leonids, which originate from Tempel-Tuttle; the Andromedids of November 23 come from comet Biela; the Geminids appear on December 13 and the Ursids, the “Christmas stars”, remains of the comet Tuttle, close the pyrotechnic show.

And to those who, despite the numerous occasions, had not been able to entrust all their desires to heaven,  all that remains is to address their requests to the poetic firmament painted with vivid realism and genuine enchantment by Vija Celmins.

 

Featured image: “Comet”, Vija Celmins (1992)

 

 


Una pioggia di stelle

San Lorenzo, io lo so perché tanto

di stelle per l’aria tranquilla

arde e cade…

Giovanni Pascoli, “X agosto”

 

Nel saggio divulgativo “Il cielo che ci cade sulla testa”, Ettore Perozzi, uno dei massimi esperti mondiali di NEOs (Near Earth Objects, ossia corpi celesti del Sistema Solare, quali asteroidi, comete, meteoroidi rocciosi o satelliti artificiali la cui orbita si trova in prossimità di quella terrestre), illustra con chiarezza la differenza tra meteore e stelle cadenti.

Le prime sono fenomeni generati da meteoroidi vaganti nello spazio che, entrando in collisione con il nostro pianeta, rallentano e si incendiano a causa dell’attrito con l’atmosfera. La superficie del materiale aumenta di temperatura a causa dell’impatto con i gas atmosferici, innescando processi di fusione e rimozione di molecole e atomi, fino all’evaporazione parziale o totale della meteora. Di conseguenza si manifestano eccitazione e ionizzazione nei gas, con produzione di scie luminose, echi radar ed emissioni di onde sonore. La caduta è relativamente lenta e rende possibile apprezzare considerevoli cambiamenti di luminosità e variazioni cromatiche nella scia, dipendenti dalle dimensioni e dalla composizione chimico-fisica dell’oggetto. Durante la discesa possono eventualmente verificarsi eventi esplosivi accompagnati da fenomeni acustici, nel qual caso si parla di bolidi.

A differenza delle meteore, le stelle cadenti sono caratterizzate da periodicità e ricorrono in ben determinati momenti dell’anno. Si tratta infatti di sciami meteorici costituiti da polveri orbitanti intorno al Sole che in passato appartenevano alla coda di una cometa ancora viva oppure estinta. A causa dell’elevata inclinazione rispetto al piano dell’eclittica, l’orbita delle polveri può intersecare quella terrestre tipicamente in un solo punto; bruciando in atmosfera i frammenti producono scie luminose che si esauriscono repentinamente.

Le tracce degli sciami sulla sfera celeste appaiono emergere da un’area ristretta chiamata radiante o punto radiante, che si trova in corrispondenza di una costellazione, dalla quale le stelle cadenti prendono il nome. Ad esempio il radiante delle Perseidi, le più note e regolari stelle cadenti, visibili tra il 29 luglio e il 17 agosto con massima intensità tra il 9 e il 12 agosto, si trova nella costellazione di Perseo. La cometa madre delle cosiddette “lacrime di San Lorenzo” è la 109P/Swift-Tuttle.

Come testimoniato in uno scambio epistolare tra l’astronomo italiano Giovanni Virginio Schiaparelli e il fondatore della spettroscopia astronomica Padre Angelo Secchi, la correlazione tra il passaggio della suddetta cometa e le Perseidi fu scoperta nel 1866 da Schiaparelli, in seguito al transito al perielio della Swift-Tuttle del 1862.

La prima osservazione documentata di piogge meteoriche di origine cometaria risale invece all’anno 36 e venne effettuata da astronomi cinesi. Leggende fiorite intorno al suggestivo spettacolo delle stelle cadenti sono presenti nella tradizione popolare fin dai tempi più remoti e a tutte le latitudini. La fugace apparizione di scie luminose è stata attribuita dalle popolazioni primitive alle cause più disparate.

Nella mitologia norrena, il passaggio nel cielo del dio lunare Mani sarebbe stato disturbato dal lupo Hati, che ogni tanto sarebbe riuscito a strappare alcuni frammenti di luna, disseminandoli in cielo e lasciandoli precipitare a terra.

Secondo una leggenda tramandata da alcune tribù di agricoltori Dogon del Mali, durante l’estate il cielo si avvicinerebbe alla terra per consentire alle stelle di essere colte dalle manine incerte dei bimbi orfani, affinché anche loro possano avere una luce personale che li guidi.

Per i Greci, le stelle cadenti sarebbero state frammenti del corpo di Fetonte, fulminato da Zeus per aver condotto in maniera distruttiva il cocchio infuocato del padre Apollo.

Mentre la comparsa di sciami meteorici presagiva, per gli zoroastriani, un periodo di sventura, gli àuguri dell’antica Roma erano soliti attribuire al fenomeno un significato positivo e il potere di realizzare desideri. La stessa etimologia della parola “desiderio” deriva dal latino “de-sideribus”, che significa “dalle stelle”.

Lo spettacolo offerto dalle Perseidi nella notte di San Lorenzo viene replicato durante l’anno solare da diversi sciami di meteore. Intorno al 3 gennaio è possibile osservare le Quadrantidi, il 21 aprile le Liridi, figlie della cometa Thatcher; tra il 4 e il 5 maggio è la volta delle Eta Acquaridi, originate dalla cometa di Halley che genera anche le Orionidi, visibili il 22 ottobre; il 28 luglio è il turno delle Delta Acquaridi, il 9 ottobre delle Draconidi, formatesi dalla Giacobini-Zinner,  il 16 novembre delle Leonidi, che nascono dalla Tempel-Tuttle;  le Andromedidi del 23 novembre provengono dalla cometa Biela; le Geminidi compaiono verso il 13 dicembre e le Ursidi, le “stelle di Natale”, residui della cometa Tuttle, chiudono la pirotecnica rassegna.

E a coloro i quali, nonostante le numerose occasioni, non fossero riusciti ad affidare tutti i propri desideri al cielo, non rimane che rivolgersi ai poetici firmamenti dipinti con vivido realismo e genuino incanto da Vija Celmins.

 

Immagine in evidenza: “Comet”, Vija Celmins (1992)

 

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